Registrare la batteria all’Ermes Records di Roma: come ottenere il suono che cerchiamo
6 Gennaio 2026
La batteria è forse lo strumento più divertente da registrare. È divertente proprio a causa della sua complessità, perché in realtà stiamo registrando più strumenti che compongono un kit: ogni pezzo della batteria ha un suo suono, diverso da qualsiasi altro componente. Poi pensate a quanto possa variare il suono di una cassa da 18 pollici rispetto a una da 22; oppure quello di un rullante alto da uno basso, di legno o di acciaio. E poi ancora: un fusto con la pelle più tirata o più lenta. Nel giro di pochi secondi possiamo cambiare drasticamente il suono di un componente. Quindi quando registriamo una batteria è un po’ come se registrassimo un’orchestra: ogni strumento ha la sua parte distinta, eseguibile con mille sfumature timbriche, ma tutti insieme concorrono a eseguire la partitura. La persona che siede sullo sgabello dirigerà l’orchestra.
È proprio questa complessità che rende il lavoro sì, delicato, ma anche entusiasmante. Avere a disposizione un ambiente trattato come all’Ermes Records, con microfoni e preamplificatori di alto livello permette di ottenere risultati professionali e particolarmente soddisfacenti.
In questo articolo affronteremo tutto il processo di registrazione: dalla preparazione e la messa a punto fino alla microfonazione.
Cosa serve per registrare una batteria?
Quando ho in programma una sessione di registrazione di batteria inizio sempre a preparare lo studio dal giorno prima. Questo mi permette di cominciare a registrare, l’indomani, fresco e, nel caso in cui la preparazione dovesse richiedere più tempo del previsto, non ruberei tempo alla registrazione.
Nei giorni precedenti cerco di mettermi in contatto con chi suonerà, per capire se utilizza un set destrorso o mancino, quanti e quali tom vorrà usare e quali componenti personali porterà: molto frequentemente usano il loro rullante e i loro piatti. Quindi procedo a smontare i componenti che non serviranno.
Collegamenti e line check
Mi stampo, poi, una tabella dove indico i vari componenti del kit, associando a ognuno il suo microfono e il suo preamplificatore. Procedo ai collegamenti e mi accerto che a ogni microfono corrisponda il corretto canale nella DAW. Per fare questo basta mandare in rec e fare un check a voce dei singoli microfoni. Avere a disposizione outboard di fascia altissima, come pre Universal Audio, Telefunken, Summit Audio, Focusrite ISA ecc, mi permette di immaginare un’impronta sonora prima ancora di iniziare a registrare.
La messa a punto con il/la batterista
Quando arriva il/la batterista cerco di farmi trovare pronto ad accogliere le loro richieste e ad aiutare in caso di bisogno. Li/le faccio mettere a loro agio e faccio sì che posizionino i vari componenti come loro preferiscono. Procediamo poi con l’accordatura, facendo attenzione che non ci siano rumori indesiderati (per esempio provenienti dalle meccaniche) o risonanze non volute o eccessive, come quella della cordiera del rullante quando si suona il tom. Dopo essere sicuri che tutto il kit suona bene e che il/la musicista è a proprio agio, controllo il posizionamento dei microfoni e li sistemo definitivamente.
La microfonazione
Ora vi illustrerò quella che è un po’ la mia microfonazione standard. Fortunatamente, attingendo al parco microfoni dello studio (che include Neumann, Sennheiser, Shure, Braingasm, SE Electronics e diversi microfoni vintage) ho potuto provare, nel tempo, diverse configurazioni e altre ne proverò ancora, ma diciamo che con questo setup sono piuttosto sicuro di non avere grandi sorprese e di poter catturare al meglio il suono dei componenti. Avere un setup base è molto utile soprattutto nei casi in cui si abbia a che fare con produzioni che non si possono permettere di dedicare troppo tempo alla ricerca del suono.
Overhead
Cominciamo dagli overhead, letteralmente i microfoni da posizionare sopra la testa (di chi suona). Un principio importante da tenere a mente è che più sono distanti e più prendono un suono del kit d’insieme. Più li avviciniamo ai piatti e più diventeranno simili a dei close mic dedicati. Quindi se sapete già in partenza che andrete a triggerare tutti i fusti considerate l’idea di avvicinarli ai piatti, così che catturino poco i fusti.
Le tecniche di microfonazione più comuni sono XY, ORTF, BLUMLEIN, Glyn Johns e AB pair. Se avete dubbi su qualcuna di queste tecniche vi rimando all’articolo sulla microfonazione della chitarra acustica, in cui le spiego con esempi video.
Una menzione particolare per la Glyn Johns (che prende il nome proprio dal tecnico del suono che la usava con i Led Zeppelin) che consiste nel posizionare un mic (condensatore) a fianco al timpano che guarda verso l’hi-hat e un altro condensatore sopra al rullante. La distanza tra il centro del rullante e i due mic deve essere identica per evitare problemi di fase. Questa tecnica cattura un suono di kit equilibrato e definito, è stata pensata proprio per catturare tutto il suono della batteria, quando le piste a disposizione erano poche. Quindi è particolarmente valida quando si ha a che fare con musicisti che sanno bene come dosare i colpi e tirano fuori dalla batteria un suono già pronto. A quel punto basta aggiungere un mic sulla cassa e potete già avere un suono definito, naturale e arioso.
Io solitamente utilizzo un AB pair, che mi permette di avere una stereofonia molto ampia. Anche in questo caso i due mic (di solito uso Neumann U87Ai) devono essere equidistanti dal centro del rullante.
Fusti
Sui fusti utilizzo sempre microfoni dinamici: Sennheiser MD441 per il timpano, Sennheiser MD421 per il tom e, solitamente, Shure SM57 sopra al rullante e Shure SM57 o Sennheiser MD421 sotto al rullante. Più il mic è vicino al centro della pelle e più cattureremo l’attacco. Mano a mano che lo spostiamo verso il bordo usciranno le armoniche. Quindi la posizione esatta va scelta di volta in volta, basandosi sull’ascolto.
Ricordatevi di girare la fase di uno dei due mic del rullante.

Hi-hat
Per l’hi-hat uso un mic a condensatore a diaframma piccolo come Neumann KM184, Audio Technica AT4041 o Braningasm MP1 (microfoni artigianali eccellenti). Lo posiziono dal lato opposto rispetto al rullante, a circa 90°, più o meno a metà tra la campana e il bordo dell’hi-hat. (Attenzione, dal bordo esce molta aria e si potrebbe sentire se puntate il mic direttamente lì)

Cassa
Per la cassa vi consiglio un mic pensato proprio per catturare le frequenze basse, come Shure Beta 52a, AKG D112, AUDIX D6 ecc. Da quando, grazie a Midiware, ho provato il SE Electronics V Kick lo uso sempre con grande soddisfazione ed è fisso sulla mia cassa. Lo metto all’altezza della buca con la capsula più o meno in linea con la battente. Ma anche qui vale il solito discorso di ascoltare e aggiustare. Per catturare le frequenze sub-basse utilizzo un sub-kick artigianale, che altro non è che un driver da 12 cablato al rovescio e messo dentro al fusto di un tom. In fase di mix la maggior parte del suono lo prendo dal dinamico, ma di solito per le sub mi aiuto con il sub-kick.

Room
Per il suono di room vi consiglio di sperimentare e ascoltare il più possibile. Io ho trovato un punto in cui, utilizzando il microfono a nastro No Hype Audio LRM-1 riesco ad avere un suono molto arioso con una cassa molto grossa: posiziono il mic rivolto a 90° rispetto alla batteria, che guarda il pianoforte a muro e quindi cattura le riflessioni del legno.
Ultimamente aggiungo un secondo room mic (solitamente Neumann U87 vintage) dentro uno stanzino adiacente alla sala di ripresa e aprendo e chiudendo la tenda posta sulla porta dello stanzino regolo la quantità di alte (piatti) che voglio attenuare.

Conclusioni
Come vedete le cose a cui pensare sono molte, ma se vi organizzerete in anticipo avrete modo di godervi la cosa con serenità e curiosità. Sarà sicuramente divertente e vi darà molte soddisfazioni! Se invece state cercando il luogo ideale per registrare le vostre ritmiche date un’occhiata alle pagine Recording e Lo studio: troverete tutte le info relative allo studio Ermes Records, compresi i dettagli sulla strumentazione e esempi di lavori svolti. Vi aspetto in studio!